Gérald Genta e l’invenzione dello sports luxury watch: Royal Oak, Nautilus e la rivoluzione degli anni ’70
Ci sono designer che firmano un oggetto, e designer che inventano un linguaggio. Gérald Genta appartiene alla seconda categoria. Nato a Ginevra nel 1931, figlio di padre italiano e madre svizzera, in poco più di cinque anni — tra il 1972 e il 1977 — Genta ha riscritto le regole dell’orologeria di lusso. Ha preso tre delle maison più conservatrici del pianeta — Audemars Piguet, Patek Philippe, IWC — e le ha convinte a fare qualcosa che all’epoca sembrò quasi eretico: proporre un orologio sportivo in acciaio al prezzo di un orologio in oro. È nato così lo sports luxury watch, la categoria che ancora oggi, mezzo secolo dopo, domina il desiderio dei collezionisti seri.
Prima del 1972: gli anni di apprendistato
Genta non nacque orologiaio. Si formò come orefice a Ginevra, ottenendo il diploma federale svizzero a vent’anni, nel 1951. Il suo primo incarico di rilievo arrivò nel 1954 da Universal Genève, per cui disegnò il Polerouter: un orologio destinato alla compagnia aerea SAS per i suoi voli polari, con cassa slanciata e anse distintive. Aveva 23 anni. Negli anni successivi firmò il restyling della Omega Constellation (1959), contribuì al linguaggio visivo di diverse maison e iniziò a costruire la reputazione di designer freelance più richiesto della piazza svizzera. Ma la svolta arrivò all’alba della crisi più profonda della storia dell’orologeria elvetica.
1972, il colpo di genio: Audemars Piguet Royal Oak
Nel 1971 il quarzo giapponese stava iniziando a erodere il mercato svizzero, e le manifatture tradizionali cercavano disperatamente un’idea capace di giustificare il prezzo di un meccanico in un’epoca in cui la precisione non era più un argomento di vendita. Nel 1970, alla vigilia della Fiera di Basilea, Georges Golay, direttore generale di Audemars Piguet, chiamò Genta alle quattro del pomeriggio chiedendogli un orologio “mai visto prima” per la mattina successiva. Secondo la leggenda, Genta lo disegnò in una sola notte, ispirandosi al casco dei palombari d’alto fondale. Il progetto fu poi sviluppato nei due anni successivi e presentato ufficialmente a Basilea 1972 con il nome “Royal Oak”, in omaggio a una serie di vascelli della Royal Navy.
Era un orologio rivoluzionario sotto ogni punto di vista. Lunetta ottagonale con otto viti esagonali a vista, cassa e bracciale integrati in un unico disegno continuo, quadrante “Tapisserie” con trama minuta, spessore contenuto grazie al calibro ultrapiatto 2121. Ma la vera provocazione era il prezzo: 3.300 franchi svizzeri per un orologio in acciaio. Più di un Rolex in oro. Le prime unità della celebre A-series — che avrebbe totalizzato circa 2.000 esemplari distribuiti su diversi anni — vennero accolte con scetticismo dalla stampa specializzata, che non capì. Ma le vendite le diedero ragione. Il Royal Oak “Jumbo” referenza 5402 sarebbe diventato l’archetipo dell’intero movimento.
1976, il secondo atto: Patek Philippe Nautilus
Dopo il successo del Royal Oak, era prevedibile che altre maison volessero entrare nella categoria. Patek Philippe affidò nuovamente a Genta il compito. Il progetto, sviluppato tra il 1974 e il 1976, portò alla nascita del Nautilus, presentato alla Fiera di Basilea del 1976 con la referenza 3700/1A.
La fonte di ispirazione, raccontata dallo stesso Genta, fu l’oblò di un transatlantico osservato durante una cena a Basilea. La cassa ovale, con le due “orecchie” laterali che ricordano le cerniere di un boccaporto, era protetta da 120 metri d’acqua. Il quadrante, blu con scanalature orizzontali, aveva un’eleganza sobria e al tempo stesso moderna. Come il Royal Oak, il Nautilus era in acciaio e costava come un orologio d’oro. Come il Royal Oak, incontrò inizialmente lo scetticismo del mercato. Come il Royal Oak, sarebbe diventato un mito.
La referenza 3700/1A, soprannominata “Jumbo” per i suoi 42 mm di diametro — enormi per gli standard del tempo — è oggi uno degli orologi vintage più ambiti e meno reperibili del mercato, con quotazioni che superano stabilmente i 100.000 euro per esemplari in buone condizioni.
1976, il terzo pilastro: IWC Ingenieur SL
Meno celebrato del Royal Oak e del Nautilus, ma altrettanto importante per capire il disegno complessivo di Genta, è l’Ingenieur SL, referenza 1832, presentato da IWC nel 1976. SL stava per “Steel Luxury”, una dichiarazione d’intenti esplicita. Anche qui cassa e bracciale integrati, anche qui una lunetta-segno — questa volta decorata da cinque fori — e un quadrante texturizzato.
L’Ingenieur SL conservava la vocazione tecnica di IWC: era antimagnetico, con struttura interna a gabbia di Faraday. Meccanica rigorosa, design rivoluzionario. Eppure vendette meno delle controparti Royal Oak e Nautilus, e questo oggi lo rende una referenza particolarmente interessante per chi cerca uno sports luxury del periodo con numeri di produzione limitati e quotazioni ancora ragionevoli.
1977 e oltre: il Vacheron Constantin 222 e l’ecosistema Genta
Nel 1977 Vacheron Constantin, per celebrare il 222° anniversario della maison, lanciò una referenza chiamata semplicemente 222. Un errore storiografico ancora diffuso è attribuire il 222 a Gérald Genta: il disegno è in realtà di Jörg Hysek, giovane designer allora ventiquattrenne, che si ispirò chiaramente al linguaggio aperto da Genta quattro anni prima. Questo dettaglio è importante: testimonia quanto il vocabolario estetico introdotto da Genta fosse ormai diventato patrimonio comune dell’orologeria di lusso. Il 222 è l’antenato diretto dell’attuale Overseas e oggi, con le sue quotazioni in forte crescita, rappresenta uno dei pezzi più interessanti del cluster sports luxury vintage.
L’eredità Genta oggi
Gérald Genta ha continuato a lavorare fino alla sua scomparsa nel 2011, firmando orologi complicatissimi per il proprio brand personale — fondato nel 1969 e acquisito da Bulgari nel 2000 — e consulenze per altre case. Ma la sua rivoluzione resta quella degli anni Settanta: un linguaggio estetico — cassa e bracciale integrati, lunetta-segno riconoscibile al primo sguardo, acciaio trattato come materiale nobile — che ancora oggi definisce la categoria più commercialmente forte dell’orologeria di lusso. Collezionare uno sports luxury d’epoca oggi significa possedere un frammento di questa rivoluzione, e comprendere che il vero lusso, prima di essere materia, è un’idea.